BIM & AEC industry
Reinvent the wheel! …or should it be the BIM commercial-policy? About letter to Autodesk from major design firms

Full English version HERE

 

La stagione delle lettere aperte rivolte all’industria AEC è iniziata, in realtà già da giugno 2020 diffusasi, poi, con grande risonanza dal 25 luglio 2020.

Mi riferisco alla lettera aperta indirizzata al CEO di Autodesk, Andrew Anagnost riguardo al notevole incremento dei costi delle licenze di Revit a fronte dei tanto anelati aggiornamenti e sviluppi mai arrivati, o solo in piccola parte, del blasonato software di BIM authoring (Angnost è famoso per aver convertito dal 2017 il modello delle licenze perpetue a quello a sottoscrizione periodica).

L’iniziativa, An open letter that reflects customer perspectives on Autodesk in 2020, è stata lanciata da 17 importanti studi e società di architettura e di ingegneria internazionali (spiccano i nomi di Grimshaw e Zaha Hadid Architects, ma ci sono anche altri importanti nomi nonché alcuni premi RIBA). Ai primi firmatari si sono poi aggiunti altri 67 studi/compagnie (molte, invece, hanno deciso di restare anonime), e credo che la lista sia destinata a crescere …sarà colpa dello smart working (?) oppure di una reale presa di coscienza dei professionisti dell’industria AEC?

 

Ho elaborato un grafico con i dati resi noti sino ad oggi 02/09/2020:

 

Si sta dibattendo molto sull’argomento negli ultimi mesi e molti professionisti, blogger e appassionati scrivono a tal riguardo, vi lascerò in coda alcuni links  interessanti se vi andrà di approfondire la tematica.

 

Lo status quo delle grandi Firme

 

Analizzando il grafico elaborato dal RIBA risulta evidente e condiviso il malessere generale.

 

Veniamo ai fatti in sintesi

Il rapporto RIBA (Royal Institute of British Architects) ha evidenziato a giugno 2020 come negli ultimi 5 anni i costi relativi alla licenza del software Revit siano stati costantemente incrementati dalla Software House senza un motivo apparente valido o comprensibile da parte dei principali utilizzatori (e che utilizzatori!). I costi sono ulteriormente lievitati durante il periodo di pandemia da COVID-19.

 

 

Un bacino di utenza molto ampio che ha permesso ad Autodesk di registrare un profitto da circa 22 milioni di dollari, ha espresso forte dissenso a fronte di un programma di sviluppo e innovazione non perfettamente bilanciato (costi/benefici) – profitto piatto a fronte delle spese sostenute.

 

Le aspettative sin ora disattese

Volendo essere più chiari possibile, le aspettative disattese possono essere raggruppate in 3 macro categorie: economica, tecnica & interoperabilità, sviluppo.

 

Economica

  • 1 – Aumento dei costi fino al 70% negli ultimi 5 anni e ulteriori saranno programmati
  • 2 – Ben 5 diversi modelli di licenza in 5 anni sono stati approntati
  • 3 – Iscrizione “quasi obbligata” alla versione collection dei prodotti Autodesk, che seppur di alto valore pratico sempre più spesso si adattano difficilmente alle reali esigenze degli studi/aziende.
  • 4 – Strategia di marketing aggressive per le licenze aziendali;
  • 5 – Urgente bisogno di stabilità dei costi e di flessibilità commerciale per tempi più duri (leggasi pandemia)

 

Il punto 3 e 4 è fatto abbastanza noto, almeno così è spiegato nella rivista Spotlight, sponsorizzata da Autodesk nell’articolo Focusing On Sponsored by Understanding Autodesk Subscription:

 

 

L’utente/azienda che intende ottenere il miglior rapporto qualità/prezzo alla scadenza della licenza (poco prima) può optare: per un rinnovo del singolo prodotto (opt1-A); sottoscrivere un abbonamento di tipo collection (opt1-B); proseguire con lo status di manutenzione (opt2).

Opt1-A
se il passaggio avveniva prima del 7 maggio 2018 l’utente manteneva lo stesso costo annuale dello status di manutenzione, mentre se effettuato dopo e prima del 9 maggio 2019 può pagare annualmente il costo (agevolato per 3 anni) oppure sottoscrivere un piano triennale a prezzo pieno.

Opt1-B
In questo caso si incoraggia l’utente a fare un upgrade alla versione collection che comprende molti più software (ecosistema) ma che ovviamente fa registrare una spesa iniziale molto più onerosa.

Opt2
in questo caso la grafica è chiara, l’utente registrerà un incremento di spesa prima del 10% e poi del 20% a seconda delle scadenze in fase di rinnovo.

Questa politica di marketing, del tutto lecita sia ben inteso, secondo una mia personale analisi (che potreste non condividere), darebbe naturalmente una spiegazione ragionevole ai punti 1, 2, 5 in particolare attraverso il seguente grafico – andamento del mercato azionario del titolo Autodesk (tratto dal Sole24ore):

 

 

La mia osservazione provocatoria è legata alla curva ascendente registrata dal titolo negli ultimi 5 anni a conferma parziale di quanto asserito dal RIBA, e conseguentemente, dal fatto che la società Autodesk Inc. è una Public Company ovvero una società quotata in borsa. Questo significa che per esigenze e forze di causa maggiore alla fine dell’anno il titolo dovrà render conto agli azionisti con lo scopo di ridistribuire dividendi vantaggiosi. È chiaro che il grafico sopra riportato non è il frutto delle sole licenze Revit vendute – ovviamente, Autodesk non vuol dire solo vendita e Revit, ci mancherebbe – ma il contributo parziale che esse conferiscono ai profitti questo è indiscusso.

Ancora una piccola osservazione, ponete lo sguardo ai primi mesi del 2020 (quelli del COVID-19) il grafico presenta una deflessione ma dalla prima settimana di aprile presenta già un incredibile crescita e da giugno oscilla costantemente intorno a quota 250 (reinventare la ruota?).

Possiamo dire che Autodesk è una shareholder-oriented company? Forse asserirlo con certezza non è possibile, ma l’espressione del dubbio è un indicatore di democrazia se liberamente condiviso. D’altronde una Software House tra i maggiori competitors nella guerra dei BIM authoring esordisce con un fantastico motto: “designed by architects for architects”. Ma Revit non è solo architettura, chiaramente, ma questa espressione strizza l’occhio indubbiamente più all’utenza che al mercato.

 

Tecnica

  • 6 – Mancanza di uno sviluppo sostanziale del prodotto BIM Revit (che ha 20 anni)
  • 7 – I principali rappresentanti dell’AEC industry percepiscono uno sviluppo inadeguato del prodotto rispetto alle attività critiche svolte a fronte di una maggiore attenzione rivolta ai miglioramenti per l’incremento della produttività
  • 8 – Frustrazione diffusa a causa delle capacità di manipolazione delle geometrie e delle costruzioni abbastanza costrittive, costringendo l’utenza ad investire in software di terze parti per colmare le lacune (o investire in nuove risorse umane specializzate A/N)
  • 9 – Non avere chiarezza sulla tabella di marcia per la tecnologia BIM di prossima generazione facendo perdere fiducia nelle promesse ripetute ogni anno riguardo innovazioni significative preannunciate
  • 10 – Mancanza di impegno pro-attivo per risolvere il problema di interoperabilità BIM che influisce sulla collaborazione

 

I punti 6 e 7 fanno riferimento a migliorie (quasi dovute) che Autodesk ha prontamente inserito negli ultimi 18 anni anche in parallelo alla definizione di una normativa internazionale in continua evoluzione, ma d’altro canto il motore di Revit viaggia ancora su un singolo core della CPU (ad eccezione di alcune funzionalità introdotte di recente) mentre la concorrenza è andata avanti da questo punto di vista, ad esempio ArchiCad 19 esibiva già il suo primo multicore ed ora sono alla versione 24 strizzando l’occhio all’utenza Revit disattesa. La stessa questione potrebbe vedere alcuni utenti ansiosi di operare direttamente in Cloud, come previsto già da alcuni anni per la piattaforma Fusion 360 anche se questa modalità riporterebbe nuovamente a valutare la questione sulla gestione delle licenze. Da questo punto di vista molto bene ha fatto Adobe con le versioni della Creative Cloud.

Queste sono solo alcune delle motivazioni tecniche che emergono dalla rete e dalla lettera aperta al CEO di Autodesk, ma anche qui la questione si muove su una sottile linea d’ombra alla Conrad. L’utente è libero di scegliere quale automobile acquistare in base alle caratteristiche tecniche ed economiche richieste, altro discorso è invece quello di giocare un ruolo internazionale nella egemonizzazione degli “standard”, contando su una grossa fetta di mercato e quindi veicolare negli anni, secondo un rapporto gioco forza, il sapere tecnico collettivo (una via di mezzo tra la sindrome di Stoccolma e la sindrome di Stendhal).

La necessità di svincolarsi dalle costrizioni imposte dai software è tra le principali cause della formazione/richiesta di figure professionali votate all’approccio computazionale in ambito architettonico e del design. Prossimamente pubblicherò un articolo in tal senso estratto dalla mia tesi di dottorato. Tale approccio ha dunque rafforzato quel segmento di mercato BIM che va a braccetto con le skills digitali relative alla programmazione informatica. In tal senso famosi sono gli applicativi di terze parti che cercano di colmare il gap imposto dal titanico Revit. Dynamo innanzitutto come soluzione proprietaria, Grasshopper con la sua pletora di plugins a forma di insetti ed ora con il suo Rhino.Inside.Revit, prima Flux.io poi Konstruct, Speckle etc., il contributo di ProvingGround con il loro Conveyor e innumerevoli tools scritti in codice. Tutto ciò denota a pieno il malumore espresso al punto 8 e 10.

Sembrano ormai lontanissimi i tempi della information letter 14 del 1989 (da The Autodesk File: Bits of History,Words of Experience) quando il riservato programmatore John Walker (presidente dell’Autodesk) richiamava l’attenzione a prestarne altrettanta ai competitors (vedi intervista sulle interfacce grafiche di CorelDRAW!) per imparare da chi aveva fatto meglio anticipando il meccanismo della disruptive innovation. Cito dalla mia tesi di dottorato quanto segue perché fa da cornice alla lettera aperta indirizzata ad Autodesk:

«technologies can progress faster than market demand, illustrated, means that in their efforts to provide better products than their competitors and earn higher prices and margins, suppliers often “overshoot” their market: They give customers more than they need or ultimately are willing to pay for. And more importantly, it means that disruptive technologies that may underperform today, relative to what users in the market demand, may be fully performance-competitive in that same market tomorrow»1Clayton M. Christensen, The Innovator’s Dilemma: The Revolutionary Book That Will Change the Way You Do Business, Harvard Business School Press, Boston Massachusetts, 1997, p. 11

Alla luce del report del RIBA sta accadendo che i clienti “sentono, avvertono” di pagare molto in proporzione a ciò che da anni stanno chiedendo e che puntualmente viene disatteso (sviluppo user-oriented). Tratto dalla lettera aperta:

«Greater collaboration on interoperability between software platforms and providers could lead to alarger market for all, given the industry is on the cusp of a ‘design for manufacturing’ revolution»2McKinsey & Company “The next normal in construction ‐ How disruption is reshaping the world’s largest ecosystem”

 

Sviluppo

  • 11 – Mancanza di comprensione delle dinamiche aziendali dei propri clienti
  • 12 – Maggior chiarezza nella condivisione di una Roadmap che non disattenda gli utenti

 

L’autorevole rivista AEC Magazine riporta che già dal 2016 Autodesk aveva proclamato lo sviluppo di uno strumento di progettazione BIM basato sul cloud, nome in codice Project Quantum, ma che è scomparso e poi è riapparso come Project Plasma nel 2019. Emerge dalla rivista che ci sia una certa riluttanza nell’investire nello risviluppo di Revit e il tutto lascia presagire un progetto che ben presto rimpiazzerà la piattaforma – una politica che spesso ricorda il famoso gioco delle tre carte.

Ad onor del vero va detto che Autodesk investe anche nelle politiche Open Source, questo è quanto emerge dal Siggraph 2019 come riporta Kathleen Maher:

«Last year, at Siggraph, Jon Peddie Research devoted its annual panel presentation to the subject of open source tools. It was an inspiring session as panelists talked about the advantages and the challenges of open source. Guy Martin from Autodesk was on the panel. He pointed out that Autodesk is a significant contributor to the Open Source initiatives and to GitHub. He said there has been growing interest in better collaboration and open source throughout the company. At the time, Martin led the [email protected] initiative. Martin has since left the company. We don’t know what Autodesk has been up to behind the scenes, but we know they’re very aware of these industry-wide movements and they certainly didn’t need this letter to alert them to the unhappiness of their customers. »3https://gfxspeak.com/2020/08/04/architects-demand-autodesk/

Spesso una politica di acquisizione che appare più di contenimento che di vera espansione (ma questa è solo una mia personale opinione). Tuttavia è ben impressa nella mia mente una immagine scherzosa che fu proiettata al primo Autodesk Forum a Milano (2017), io ero presente e mi piacerebbe condividerla con voi:

 

 

Ma ho anche molto apprezzato il lavoro di R&D di Toronto condotto da Francesco Iorio in termini di Generative Design (anche lì molte iniziative consumer in attesa di vedere la luce).

La lettera rispetto a quest’ultima macrocategoria ripropone un bel concetto che riporto di seguito:

«First we needed to obsess about our customers. At the core of our business must be the curiosity and desire to meet a customers unarticulated and unmet needs with great technology. There is no way to do that unless we absorb with deeper insight and empathy what they need »4Satya Nadella ‐ Hit Refresh ‐ The quest to rediscover Microsoft’s soul and imagine a better future foreveryone. page 101

 

Prima risposta da Autodesk

Considerato il peso dei sottoscriventi, non è tardata la risposta di Autodesk sopraggiunto per voce diAmy Bunszel il 31 luglio 2020.

«To our customers who wrote the open letter to us about Revit – thank you. You raised important concerns about the development of Revit and functionality needed to do your jobs in a rapidly changing industry. You identified issues that we must take to heart, and which highlight where we’ve fallen short. And while we don’t agree with everything in the letter, we are committed to listening […]»

Sulla rete la risposta è stata bollata come politica, ma è comprensibile e naturale ragionare con cautela.

La risposta che potete leggere in versione integrale è riportata nel link di seguito:

https://adsknews.autodesk.com/views/reply-to-open-letter-on-revit

in sostanza risponde cautamente alla lettera aperta in 7 punti. Primo fra tutti il raggiungimento di un equilibrio dettato dalle difficoltà tecniche di rendere la pratica progettuale disponibile a più livelli e dunque a diverse scale di intervento. Questo è il motivo principale che richiede più tempo alla programmazione facendo lievitare i costi di conseguenza. Ingenti investimenti sono stati sostenuti in termini di progettazione collaborativa soprattutto per BIM 360 Design e Revit Cloud Worksharing che hanno richiesto la necessità di aprire dei data center in Europa. Questo aspetto è anche strettamente legato alla sicurezza e all’archiviazione dei dati nel cloud.

Molti aggiornamenti sono previsti in termini di performance e saranno prontamente pubblicati sul blog ufficiale di Revit – il Generative Design è solo un primo step.

L’interoperabilità sarà garantita dalle Forge web-based APIs, dando origine ad una piattaforma totale in grado di connettere meglio tutti “i nostri prodotti”. E si continuerà ad investire nel modello IFC ed in particolar modo nella certificazione dello standard IFC4.

Sul versante delle licenze sottolineano una sorta di virtuosismo generato dall’attuale tipo di gestione, ovvero più il pacchetto acquistato cresce (vedi versione collection) più le competenze dei propri impiegati cresce, aumentando il valore stesso dello studio di progettazione.

Infine sottolineano come molte delle nuove features siano testate globalmente e discusse sui canali ufficiali in particolare quello di Revit roadmap publicly.

«We will be reaching out to you directly to help us further understand your needs. Your feedback is critical to helping us innovate. And we remain committed to the architecture community and the future of the industry. »

 

Conclusioni

In realtà credo che siamo solo all’inizio della disputa e che nei prossimi mesi si potrebbero verificare importanti cambiamenti chissà, per questo non mi sento di commentare puntualmente la lettera di risposta di Autodesk, che resta in ogni caso un fatto positivo. Sul tema della interoperabilità però vorrei fare una piccola osservazione, ovvero, che non è possibile parlare di interoperabilità completa se lo scambio informativo avviene all’interno dello stesso ecosistema proprietario. In questo passaggio si legge tra le righe (ad eccezione fatta èper Sketchup e forse per tutti quei “other products”):

«We have recently shipped better interoperability between Civil 3D and Revit, Revit and Inventor, SketchUp and Revit, and are actively working on improving data flows with these and other products»

E credo che questo forse sia sempre stata la paura generale di definire un formato convenzionale come l’IFC, meglio se IFC4, che col tempo potrebbe sempre più tendere a diventare un RVT (ma questo è solo il mio parere).

Mi sarebbe piaciuto vedere più firme rilasciate dai grandi study di progettazione italiani (dal mio grafico ne risultano 3 su 84), ma forse più avanti si decideranno a farlo (oppure lo hanno già fatto optando per l’anonimato).

La realtà Autodesk è senza dubbio una realtà molto importante aldilà dei profitti vantati giustamente dall’azienda, e sfido chiunque architetto o ingegnere (me compreso) a non essere eccitato ed entusiasmato a poter lavorare in questa azienda, ma tutt’altro discorso è quando sulle proprie spalle si è concentrata, nel tempo, una aspettativa globale soprattutto in termini di competenze, stili di lavoro, prassi tecniche consolidate. Un peso che a mio parere a lungo termine inizia a stridere con quelli che possono essere gli obiettivi di mercato dell’azienda rispetto alle reali esigenze professionali (la frammentarietà degli innumerevoli progetti che non vedono la luce, ad esempio). Un peso, sempre secondo una mia modesta opinione, che necessiterebbe di essere condiviso con altre grandi realtà che influiscono sulla diffusione del sapere e della cultura digitale nel mondo del lavoro, dopotutto è anche questo il significato del OpenBIM e dell’Architettura Open Source per non declassarli a semplici slogan pubblicitari.

 

Links e references

 An opportunity to sign an open letter to Andrew Anagnost, President and Chief Executive Officer, Autodesk.

https://letters-to-autodesk.com/

 

https://www.aecmag.com/comment-mainmenu-36/2046-autodesk-aec-customers-demand-better-value

https://gfxspeak.com/2020/08/04/architects-demand-autodesk/

http://extranetevolution.com/2020/07/design-firms-demand-change-at-autodesk/