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lucianoambrosini.it

Food for thought 
The Rise of the Computational Designer [L’ascesa del progettista computazionale]

Per la versione 🇮🇹 clicca qui

The role of the “computational designer” has exploded in popularity in recent years, with both recruiters and job seekers buzzing about this emerging skillset. But what exactly is a computational designer, and how can they help transform your design process?

Unlike more traditional design roles, there is little consensus on what computational design actually means in practice. While an “architectural designer” conjures a clear image, computational design remains ambiguous. But make no mistake – as technologies empower new problem-solving approaches, computational skills will be indispensable for innovative firms.

So how can you identify the ideal computational thinker to supercharge your work?
Here are three insights:

Computational Design is a Mindset, Not Just Software
Many recruiters see computational design solely as technical skills – if an applicant lists Grasshopper or Dynamo, they must be qualified. But the most forward-thinking firms recognize computational design is first an approach to creative problem-solving.

Look beyond software proficiency to how applicants think spatially, parametrically and algorithmically. Do they have a growth mindset, constantly exploring new techniques? Ask them to explain complex relationships they’ve modelled to uncover deep insights. How did their process inform and elevate the final design?

Leading candidates will see computation not as an end in itself, but as a means to conceptualize beyond constraints. They leverage technologies but are not defined by them. Continual learning and adaptation are hallmarks of their mindset.

Prioritize portfolios showcasing computational workflows that propelled projects, not just outputs. Discuss challenges faced and different routes explored. The answer matters less than their thought process. Computational design cultivation requires dedication to constant refinement as tools evolve.

Computational Design Transcends BIM
While BIM management remains crucial, today’s challenges demand more holistic problem-solving. Computational designers infuse systematic rigour across all phases using generative and predictive methods.

BIM often stops at construction documentation. But computation envisions entire building life cycles through simulation and performance optimization. It facilitates interactive design exploration, engaging stakeholders in co-creation.

Computational experts don’t just leverage BIM outputs – they reshape workflows through automation and custom solutions. Simulation fuels innovation, from material selection to sustainability strategy. Their approach scales insights across portfolios for maximum value.

Seek a designer thinking beyond static models to dynamic, interconnected building systems. Evaluate how applicants augmented previous projects, not just skills lists. Computational potential impacts all aspects from planning through operation – that’s the vision your work demands.

Computational Design is Not For All  – Computational is For Visionaries
Not all thrive using computation as a core medium. Workshops seed understanding, but identification requires keen discernment. Championing an expert unlocks exponential benefits via mentorship and customization.

Prioritize passion. The most impactful practitioners live and breathe design computation, constantly iterating toolkits. They see technology not as an end in itself but as a means to manifest visionary concepts.

Match personalities to roles. While Workshops serve all, dedicate top innovators solely to computational projects properly supported. Outcomes depend on an encouraging culture, resources and leadership appreciation for disruption.

New frontiers demand risk-taking. Identify applicants eager to pioneer where none have gone before. Their success will inspire others, continually lifting standards in creative problem-solving. With nurturing, computational design safeguards your future-fit competitiveness for years to come.

Finally, As the ever-advancing march of technology incessantly reshapes the boundaries of what is achievable, the realm of creative endeavours shall be increasingly imbued with the omnipresence of computation. Astute and visionary enterprises perceive this not as a nefarious menace, but rather as a golden opening to catapult their worth far beyond the limitations imposed by conventional methodologies. Those astutely embracing this disruptive force shall flourish, while their counterparts wallow in the stagnant quagmire of obstinate resistance.

 

 


 

🇮🇹 version

Il ruolo del “designer computazionale” è esploso in popolarità nell’ultimo decennio, sia i reclutatori che il personale HR sono sempre più attratti da personale con set di competenze emergenti. Ma cos’è esattamente un designer computazionale e come queste figure possono aiutare a trasformare il processo di progettazione?

A differenza dei ruoli di progettazione più tradizionali, c’è poco consenso su cosa significhi effettivamente il design computazionale nella pratica (un po’ meno negli ultimi anni). Mentre un “designer architettonico” evoca un’immagine chiara, il designer computazionale rimane a tratti ambiguo. Ma poiché le tecnologie potenziano i nuovi approcci progettuali per la risoluzione dei problemi, le capacità computazionali saranno indispensabili per le aziende che punteranno sull’innovazione.

Quindi, come si può identificare il “computational thinker” ideale per potenziare il tuo flusso di lavoro?
Ecco tre possibili intuizioni:

Il design computazionale è una mentalità, non solo software

Molti reclutatori vedono il design computazionale esclusivamente come competenze tecniche: se un candidato elenca Grasshopper o Dynamo (et simili), devono essere qualificati. Ma le aziende più lungimiranti riconoscono nel design computazionale prima di tutto un approccio metodologico alla risoluzione creativa dei problemi.

Guarda oltre la competenza del software su come i candidati pensano spazialmente, parametricamente e algoritmicamente. Hanno una mentalità orientata alla crescita intenta ad esplorare costantemente nuove tecniche. Chiedi loro di spiegare le relazioni complesse che hanno elaborato per scoprire un possibile approccio risolutivo, le procedure a cui sono ricorsi e soprattutto in che modo il loro processo ha informato ed elevato il design finale.

I candidati principali vedranno il “calcolo” non come un fine in sé, ma come mezzo per concettualizzare oltre i vincoli. Sfruttano le tecnologie ma non sono definite da loro (molto spesso). L’apprendimento e l’adattamento continuo sono segni distintivi della loro forma mentis.

Dai la priorità ad un portfolio che mostri flussi di lavoro computazionali che hanno incentivato i progetti, non solo all’output finale, ad una bella immagine prodotta. Discutere le sfide affrontate e le diverse rotte esplorate può essere un buon modo per sondare le capacità. La risposta conta meno del loro processo di pensiero. Coltivare una progettazione basata sul pensiero computazionale richiede una dedizione alla raffinatezza di pensiero costante a man mano che gli strumenti si evolvono.

La progettazione computazionale trascende il BIM

Mentre la gestione del BIM rimane cruciale, le sfide di oggi richiedono una risoluzione dei problemi più olistica. I progettisti computazionali infondono il rigore sistematico in tutte le fasi utilizzando metodi generativi e predittivi.

Il BIM spesso si ferma alla  costruzione documentale del progetto. Ma il calcolo prevede interi cicli di vita dell’edificio attraverso la simulazione e l’ottimizzazione delle prestazioni. Facilita l’esplorazione interattiva del design, coinvolgendo le parti interessate secondo approcci co-creativi.

Gli esperti computazionali non sfruttano solo gli output del BIM: rimodellano i flussi di lavoro attraverso l’automazione e le soluzioni personalizzate. La simulazione alimenta l’innovazione, dalla selezione dei materiali alla strategia sostenibile da mettere in campo. Il loro approccio ridimensiona e ricalibra l’intero processo progettuale per massimizzare il valore dell’opera stessa.

Cerca un progettista che pensi oltre i modelli statici ed ai sistemi di costruzione dinamici e interconnessi. Valuta come i candidati hanno potenziato e migliorato i progetti precedenti, non focalizzarti solo su apatici elenchi di competenze. Il potenziale computazionale influisce su tutti gli aspetti progettuali soprattutto a partire da una buona pianificazione funzionale che definirà il lavoro di progettazione a valle.

Il design computazionale non è per tutti: il computazionale è per i visionari

Non tutti prosperano in tale disciplina (è una questione anche di mercato in cui si opera). Workshops, webinars e seminari aiutano a comptrendere sempre di più questa disciplina e, inoltre, beneficiare di personale qualificato in grado di offrire un costante tutoraggio migliora l’acume ed il discernimento del potenziale designer rispetto all’atto progettuale computazionale.

Dare priorità alla passione. I praticanti di maggior impatto vivono e respirano il “calcolo del design”. Vedono la tecnologia non come un fine in sé ma come mezzo per manifestare concetti visionari.

Abbina le personalità ai ruoli. Mentre le masterclass e gli approfondimenti seminariali aiutano ad accrescere la propria cultura in tale disciplina, non bisogna mai dimenticare che una buona regola progettuale è quella di assegnare i migliori innovatori esclusivamente a progetti computazionali adeguatamente supportati. I risultati dipendono da una cultura di squadra incoraggiante, dalle risorse a disposizione e dall’apprezzamento della leadership in ciascuna fase.

Le nuove frontiere richiedono assistenza all’assunzione del rischio progettuale. Identifica i candidati desiderosi di emergere in quanto pionieri di ambiti culturali precedentemente mai esplorati. Il loro successo ispirerà gli altri, innalzando continuamente gli standard nella risoluzione creativa dei problemi. Con le giuste energie e risorse, il design computazionale può tutelare la competitività futura del proprio studio di progettazione per nuove ed affascinanti sfide progettuali.

 

Concludendo, mentre la marcia incessante e continua della tecnologia rimodella costantemente i confini di ciò che è realizzabile, il dominio degli sforzi creativi deve essere sempre più intriso dell’onnipresenza del pensiero computazionale. Le imprese e gli studi di progettazione scaltri e visionari percepiscono questo paradigma non come una minaccia nefasta, ma piuttosto come un’apertura, una opportunità d’oro per proiettare il loro valore ben oltre le limitazioni imposte dalle metodologie convenzionali. Coloro che abbracciano in modo incredibile questa visione mostrano una prosperosità dirompente, lasciando i loro competitors alieni a tale visione ad agitarsi vanamente in uno stagnante pantano di ostinata resistenza culturale.

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